Ultra Maraton Costa de Almeria (UMCA) 2015
Se si ha voglia di chiudere l’anno correndo, ma le nostre latitudini ce lo rendono difficile, perchè non cogliere al volo l’opportunità offerta dalla prima edizione dell’Ultramaraton Costa de Almeria (ultramaratoncostadealmeria.com)? 90 Km da correre lungo il mare, nel caldo dell’Andalusia, tra le sabbie, i cactus e le scogliere del Parque Natural de Cabo de Gata-Nijar!
Per dirla come il vecchio William: “To see a world in a grain of sand, and a Heaven in a wild flower, hold Infinity in the palm of your hand, and Eternity in an hour”.
Sembra assurdo anche a me, ma eccoci qui nel fresco del mattino, ad Aguamarga, un minuscolo paesino lungo la costa andalusa in cui potrebbe essere ambientata la sparatoria di un vecchio film western. Alle 7 tutto ha inizio e nel buio, come un lungo serpente luminoso, cominciamo la scalata delle scogliere! Che strana e pazza passione, ma così umana dopo tutto, troppo umana: spostarsi leggeri sui propri piedi, volare sulla sabbia e i sassi, respirare il vento del mare pascendo nel sole, chilometro dopo chilometro. È strano come qui nel nulla, circondati da uno sparuto gruppo di sconosciuti pazzi, uno possa sentirsi a casa. Come la propria quotidianità diventi solo la fredda banchina di una stazione in cui aspettare il treno che porta alla prossima avventura. Passano i chilometri, i saluti, le chiacchere, gli spuntini fatti ai punti di “avituallamiento”. Ad ogni punto di controllo ci facciamo timbrare, con un timbrino diverso, il nostro piccolo libretto di circolazione: alla fine non avrà nulla da invidiare alla Credencial del Camino de Santiago!
Ma tant’è: uno sport tanto solitario si rivela essere in fondo di una socievolezza scoraggiante. “Hola, ¿qué tal?”: intorno al 25° Km incontro Thomas, parla perfettamente spagnolo (infatti non capisco un’acca), viene da Madrid, ma… è svizzero, di Berna! Accomunati dalla Svizzera e dalla passione per la corsa corriamo insieme più di 25 Km, godendo del paesaggio, condividendo la fatica e le nostre esperienze. “Mui bonito”: è vero, il paesaggio intorno a noi è incredibile! Lavora come ricercatore e collabora col parco naturale in cui stiamo correndo. Mi racconta il paesaggio mentre lo attraversiamo. Servono altri premi? Cosa sarà mai una medaglia al confronto di una visita guidata di tutto il parco? Le innumerevoli ferite lungo i pendii delle colline circostanti, ancora rosse e sanguinolente, erano miniere d’oro. Mortali, soprattutto per via dei processi chimici di estrazione. E quelle che sembrano candide colate di cemento sono cave di beton. Cave, rovine, torri, cactus. Tutto ha un suo posto nel rendere unico questo luogo. Ha un passo calmo, Thomas, ma inesorabile. Mi racconta delle imprese leggendarie (per me) compiute questa estate. La TDS del Monte Bianco (119 Km, +7250m) e, incredibile non pensavo avrei mai conosciuto nessuno che l’avesse corsa, la mitologica Spartathlon: 246 Km sotto il sole greco, ripercorrendo i passi di Fedippide (il primo ultramaratoneta della storia?), che nel 490 a.C. corse da Atene a Sparta (verità o leggenda?) per chiedere aiuto contro i persiani. Prima della battaglia di Maratona. Realizzo solo ora: prima di inventare la maratona hanno inventato l’ultramaratona, anzi: l’ultra trail! E, mentre correva, narrano che avesse sentito echeggiare tra i campi il canto del dio Pan. La natura incarnata, che lo spingeva e lo sosteneva. Non so se chi la corre oggigiorno senta lo stesso o si limiti semplicemente a non collassare, ma rimane una delle gare più dure e con regole di qualificazione sovraumane. Tra l’altro: questa era la seconda volta che Thomas la correva, l’anno scorso si è dovuto ritirare dopo “solo” 202 Km. E ora è qui per farne “solo” 90… ai miei occhi sembra già uno di quei campioni di cui si legge solo nei libri! Lento, ma inesorabile! A un certo punto io devo rallentare e lasciarlo andare. Ci rivedremo alla fine, per congratularci, stringerci la mano e scambiare ancora qualche chiacchera.
A Cabo de Gata ripercorro luoghi e ricordi di momenti bellissimi trascorsi qualche anno fa. Sembra ancora ieri. Avevo paura di questi ricordi: un’esplosione di emozioni in un corpo esausto cosa può fare? Scopro che dona la forza di proseguire e sentirsi ancor più vivi. Sono le storie che raccontiamo attraverso le nostre vite ad avere il valore più grande e quella bellezza vivrà per sempre. Un sorriso, un bacio che si perde nel mare ed ecco che girato l’angolo, doppiato il capo di una nuova speranza, vedo, lontana, ma la vedo, Almeria! Sono “solo” 30 Km ancora! E allora avanti, un piede davanti all’altro, passo dopo passo, sciogliamo le ali e lasciamoci trasportare dalla strada che dolce scende a riconquistare la riva del mare. La fatica si è da tempo stancata di darmi fastidio. L’ho scacciata con la comprensione di quale incredibile privilegio sia essere qui e poter vivere quello che sto facendo.
E così volano gli ultimi chilometri, svaniscono increduli nel crepuscolo del tramonto sul mare, tra l’incitazione delle persone incontrate lungo la strada, dei bambini che gridano “animo campeon!” dai finestrini aperti delle macchine che passano. Arrivo alla meta incredulo che tutto sia trascorso così velocemente, quasi nemmeno fosse cominciato. Sono esausto fisicamente, intorno a me la gente arriva, si butta a terra, qualche lacrima cade. Io rimango lì a guardare, per qualche minuto, scuotendo la testa per l’assurdità di tutto questo: come sarebbe bello ripartire!
Verrà il dolore adesso, lo so.
Ma per un momento tutto è pace. Tutto è pienezza in quell’infinità di passi percorsi per arrivare qui, in nessun luogo.
Quando lascio Almeria uno spicchio di luna sorride all’angolo della stazione dei treni. Nelle mie orecchie risuona “Via del Campo”, cantata da Vecchioni. Ma questa volta è Almeria che dona a me tre rose. Una è per la bellezza di questa corsa. Una è un brindisi alla bellezza delle mie emozioni, vissute qui, ora, e allo stesso tempo in un mondo precedente e, finalmente, al loro ricongiungersi. E una terza, beh… è per la mia bellezza! :-P
“Life should not be a journey to the grave with the intention of arriving safely in a pretty and well-preserved body, but rather to skid in broadside in a cloud of smoke, thorougly used up, totally worn out, and loudly proclaiming ‘Wow! What a ride!’
Beh, così è stato e spero sarà, ancora e ancora.